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      Ordine sì ma non troppo. Ci vuole anche il disordine, perché la vita ‘emerga ai margini del caos’.
      Il caos è la cifra del nostro tempo, ma può trasformarsi in innovazione grazie all’intelligenza umana. È questa l’idea al centro della sesta edizione di The Frame, il format di KPMG e L’Economia del Corriere della Sera, che ha riunito premi Nobel, opinion leader, accademici e manager per esplorare il tema dell’evento: 'Dal Caos all’Innovazione – Rimettere insieme i pezzi del presente pensando a un futuro nuovo'.

      Anche questa edizione, come la precedente, rompe gli schemi tradizionali di evento aziendale per aprirsi, nell’iconica cornice del Teatro Franco Parenti di Milano, a un pubblico più ampio. Registi e sceneggiatori dell’edizione 2026 sono stati Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, e Gianmario Verona, presidente della Fondazione Human Technopole e già rettore della Bocconi. Insieme hanno guidato il pubblico in sala alla realizzazione di un’edizione straordinaria del Corriere, per capire come si passa dal caos all’innovazione.

      La vita emerge ai margini del caos: il Filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani

      Ad aprire i lavori è stato Telmo Pievani, che ha ricordato che ai margini del caos nasce la vita e dalla complessità si genera innovazione. Troppo ordine inibisce la creatività. Troppo disordine mina stabilità e affidabilità e crea entropia, ma se arginato il caos diventa leva strategica per generare innovazione. In questo percorso si inserisce la collaborazione tra esseri umani e intelligenze artificiali. Organizzazione, cooperazione e capacità di anticipare il cambiamento trasformano il caos in vantaggio competitivo.

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      Philippe Aghion, premio Nobel per l’Economia 2025, docente Collège de France, INSEAD e London School of Economics e la fiducia nell’Europa e nei suoi valori

      Per contrastare la supremazia di USA e Cina, l’Europa deve puntare sui suoi valori fondanti: libertà, democrazia e soft power. Stefano Montefiori, giornalista del Corriere, introduce Philippe Aghion, che vede segnali incoraggianti di ‘distruzione creatrice’: vecchi equilibri cedono a nuove alleanze. La crescita economica, secondo questo paradigma di matrice schumpeteriana, è trainata dall’innovazione, quando nuovi talenti e imprenditori sostituiscono tecnologie e modelli produttivi superati. Resta il limite europeo di una ricerca eccellente che fatica a tradursi in innovazione, ma non mancano esempi virtuosi: dalla Svezia, che mostra l’importanza di accettare rischio e fallimento, alla Danimarca e al modello di flexicurity, che combina flessibilità e protezione, introducendo la distruzione creatrice senza lasciare indietro gli individui. Questo rappresenta un vantaggio strutturale dell’Europa rispetto agli Stati Uniti.

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      Il controllo dell’innovazione passa dall’orchestrazione dell’intera filiera per il saggista e analista geopolitico Alessandro Aresu

      Jensen Huang, fondatore e CEO di Nvidia, noto per il giubbotto di pelle nero, ha guidato l’azienda ai vertici globali grazie alla capacità di muoversi tra economia, tecnologia e politica. Ma come sottolinea Aresu, il successo di Nvidia deriva soprattutto dall’innovazione e dall’orchestrazione di una filiera ampia e coordinata. Huang ha compreso prima di altri che la rivoluzione dell’AI richiedeva una scala industriale senza precedenti e la capacità di orientare il caos dei nuovi mercati, trasformandolo in ordine e innovazione. Un processo continuo, che nasce dall’esperienza e prepara le trasformazioni future.

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      Grazie al progresso tecnologico e all’intelligenza umana il meglio deve ancora venire: è il messaggio ottimista di Joel Mokyr, premio Nobel per l’Economia 2025, storico dell’economia della Northwestern University

      Joel Mokyr, intervistato da Alberto Mingardi, Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni, offre una visione ottimistica sul futuro: il progresso scientifico e tecnologico resta la chiave per affrontare sfide globali come pandemie e cambiamento climatico. I rapidi successi della ricerca, come lo sviluppo dei vaccini, mostrano però la fragilità delle istituzioni, spesso incapaci di tenere il passo. Gli shock tecnologici richiedono aggiornamenti istituzionali, mentre l’intelligenza artificiale va vista come potente alleata della ricerca. Nonostante l’instabilità politica, la conoscenza umana rimane una risorsa resiliente e inarrestabile.

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      La sovranità digitale è la chiave della sicurezza economica e politica dell’Europa per la fondatrice di EuroStack Francesca Bria

      L’indipendenza economica europea passa oggi dall’autonomia tecnologica e digitale. Francesca Bria evidenzia come chi controlla cloud, data center, infrastrutture critiche e dati ottenga un vantaggio strategico decisivo. Per raggiungere questa sovranità, l’Europa deve sviluppare competenze, costruire infrastrutture e garantire materie prime essenziali. L’innovazione individuale può emergere solo se supportata da un ecosistema solido: di fronte alle Big Tech americane, l’Europa non può limitarsi a fare il regolatore, ma deve creare infrastrutture e modelli strategici per valorizzare talento e innovazione e rafforzare la propria sovranità.

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      Immaginare il futuro per navigare nel caos, il punto di vista sulle aziende di Mario Corti, Senior Partner KPMG

      Mario Corti apre sottolineando la contraddizione tra un contesto geopolitico devastante e un’economia globale sorprendentemente resiliente. Le aziende devono convivere con il caos, trasformando gli shock geopolitici in opportunità attraverso capacità di adattamento, agilità e immaginazione strategica. L’intelligenza artificiale non è solo uno strumento operativo, ma un’infrastruttura che ridefinisce modelli organizzativi e comportamenti. Sfruttarla richiede investimenti nel reskilling del capitale umano, per potenziare competenze critiche e anticipare i bisogni futuri. D’altro canto, occorre arginare il rischio di deskilling, cioè la possibilità che l’interazione con l’AI faccia perdere le competenze cognitive che ci rendono umani, come giudizio critico, empatia, creatività.

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      Rischiare per innovare: il messaggio di Davide Serra, CEO di Algebris Investments

      L’intervento conclusivo di Davide Serra, ispirato al discorso di Mark Carney a Davos, sottolinea come mercati e geopolitica stiano ridefinendo strategie e modelli di business. Le crisi possono diventare leve di trasformazione positiva, ma l’Europa non sfrutta appieno questa opportunità: servono poche regole, chiare e certe, e più capitale di rischio, a sostegno dei migliori talenti. Gli investimenti individuali hanno effetti dal micro al macro: in questo momento contano più le azioni delle parole, e l’innovazione si realizza solo passando all’azione.

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