Mercato M&A in Italia: il rapporto KPMG Corporate Finance 

Mercato a due facce: molte incognite sulla ripresa

•Il mercato italiano M&A nel 2011 fatica a decollare. Circa 23,6 miliardi di euro di controvalore (contro i 20 del 2010) con 295 operazioni completate (contro le 279 del 2010).

 

•Il 70% del controvalore totale, riguarda operazioni Estero su Italia. Dopo un primo semestre positivo, nella seconda parte dell’anno il mercato si è fermato.

 

Milano, 16 dicembre 2011 – Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni stenta a ripartire. Il 2011 si chiude facendo registrare solo qualche debole segnale di ripresa, rispetto a quanto osservato lo scorso anno, con operazioni per un controvalore totale di 23,6 miliardi di euro (rispetto ai 20 miliardi del 2010: +19%). In leggero aumento anche i volumi con 295 operazioni concluse rispetto alle 279 dello scorso anno (+5%).

 

Volendo tentare un bilancio finale, il 2011 è stato un anno contraddittorio con un mercato a ‘due facce’. Se il primo semestre infatti si era chiuso particolarmente bene con controvalori superiori ai 17 miliardi di euro e 127 operazioni, la seconda parte dell’anno è stata piuttosto deludente con operazioni concluse per appena 6 miliardi (nonostante la tenuta nei volumi).

 

“Sul 2012 pesano molte incognite – sottolinea Max Fiani, Responsabile KPMG Corporate Finance – Intanto è chiaro che è difficile fare M&A senza financing e con un mercato azionario così volatile. Inoltre i ‘large corporate’ internazionali in questa fase, complice la crisi dei debiti sovrani e le incertezze sulla tenuta dell’eurozona, guardano al nostro Paese con grande diffidenza e sono piuttosto restii ad investire.”

 

Ancora poche le grandi operazioni. Tra queste le più rilevanti sono quelle messe a segno dai francesi: l’OPA di LVMH sul 100% di Bulgari (lanciata a marzo) per un controvalore finale di 4,1 miliardi di euro e l’acquisizione dell’83% di Parmalat da parte di Lactalis per 3,7 miliardi di euro; insieme le due operazioni hanno inciso per circa il 33% sul controvalore totale.

 

Non considerando queste due transazioni, il controvalore medio per operazione sarebbe pari ad appena 55 milioni di euro (non lontano dal dato del 2010: 56 milioni di euro) a testimonianza del fatto che, nonostante l’incremento dei volumi, mancano operazioni in grado di imprimere una vera accelerazione al mercato.

 

In linea con quanto già registrato negli ultimi anni, le aziende italiane sono state bersaglio di acquirenti stranieri (in particolare compratori provenienti dai paesi europei e dagli USA, confermando la tendenza degli anni passati); ben il 70% del controvalore totale del mercato pari a circa 16,5 miliardi di euro riguarda, infatti, acquisizioni di aziende italiane da parte di investitori esteri.

 

Tra le operazioni più rilevanti (oltre alle già citate acquisizioni di Parmalat e Bulgari), si possono evidenziare: l’ingresso dei giapponesi di JS Group Corporation nel capitale di Permasteelisa per quasi 600 milioni di euro; l’acquisizione di Rinascente per mano della tailandese Central Retail Corporation (200 milioni di euro circa); la cessione di marchi noti del made in Italy come Moncler, acquisito dal Fondo francese Eurazeo per oltre 400 milioni di euro (45%); Ballantyne passato al fondo di Abu Dabi Mubadala Development e la storica casa di moda Gianfranco Ferrè, acquisita dalla società mediorientale Paris Group International. Tra le poche operazioni in controtendenza, si evidenzia l’acquisizione dell’olandese Draka Holding da parte di Prysmian per circa 800 milioni di euro.

 

Il settore Consumer Market con più di 100 operazioni completate (circa il 37% sul totale) e controvalori pari a quasi 13 miliardi di euro (più del 50% del totale mercato italiano) si conferma come il comparto più ‘effervescente’ del mercato italiano. Tra le operazioni di maggior rilievo spiccano le quotazioni di Prada sulla Borsa di Hong Kong per 1,5 miliardi di euro e di Salvatore Ferragamo su quella di Milano per 350 milioni di euro circa.

 

Rimane ancora al palo il settore finanziario (banche, assicurazioni e servizi finanziari). Il 2011 sarà ricordato come l’anno con i livelli più bassi di sempre in termini di attività M&A: solo 20 transazioni (erano 39 nel 2010) per 2,3 miliardi di euro di controvalore (contro gli 8 del 2010); tra le operazioni di maggior rilievo si segnalano il passaggio degli sportelli del Gruppo Intesa Sanpaolo e la Cassa di Risparmio della Spezia nelle mani dei francesi di Credit Agricole per 740 milioni di euro e l’acquisizione di Findomestic Banca da parte di BNP per 600 milioni di euro.

 

“L’ingresso nell’Indice FTSE MIB di Salvatore Ferragamo e la contestuale uscita di Fondiaria SAI, sintetizzano anche simbolicamente la forte crescita del Consumer Market e il ridimensionamento del settore Financial Services, ormai sempre di più focalizzato su un impegnativo processo di restructuring a livello di sistema.’ sottolinea Fiani.

 

Gli incoraggianti segnali di attività da parte dei Private Equity intravisti a fine 2010, sono stati confermati per larga parte dell’anno nonostante un rallentamento dell’attività nell’ultimo trimestre. Oltre alla già citata operazione Moncler ad opera di Eurazeo, le operazioni di maggior rilievo sono state l’ingresso del fondo americano First Reserve Corporation nel capitale di Ansaldo Energia per 1 miliardo di euro, il passaggio di Gruppo COIN da PAI Partners a BC Partners per 900 milioni di euro e l’acquisizione di Bormioli Rocco da parte del fondo d’investimento inglese Vision Capital per 250 milioni di euro. Secondo gli analisti KPMG peraltro anche il comparto del Private Equity nei prossimi mesi vivrà una serie d’incertezze, legate in primis alle difficoltà nel reperimento di capitali di debito.

 

 

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