Mercato M&A in Italia: il primo trimestre 2012 

Il rapporto KPMG Corporate Finance.

 

Mercato in stallo: solo 63 operazioni chiuse per appena 1,3 miliardi. Il closing di alcune operazioni già annunciate, dovrebbe tornare a dare un po' di ossigeno al mercato. 

 

Milano, 2 aprile 2012 – Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni come ‘specchio’ delle difficoltà competitive del Paese. Potrebbe essere questa la sintesi che fotografa la realtà di un mercato, che nel primo trimestre 2012, ha toccato l’ennesimo record negativo. Il primo trimestre 2012, infatti, ha confermato la tendenza negativa della seconda parte del 2011.

 

I numeri lasciano poco spazio a suggestioni: da gennaio ad oggi si sono chiuse circa 63 operazioni (in aumento del 12% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) per un controvalore totale di appena 1,3 miliardi di euro (pari ad appena il 15% dei valori realizzati nello stesso periodo del 2011). Un vero e proprio record negativo. Di certo siamo lontani anni luce rispetto ai rispetto ai controvalori del primo trimestre 2008, quando con circa 21 miliardi di Euro si è toccato il livello più elevato degli ultimi 5 anni.

 

Preoccupa soprattutto il dato negativo relativo agli investimenti Estero su Italia. Rispetto ai primi tre mesi del 2011, le operazioni in entrata sono diminuite sia in termini di controvalore (poco meno di 140 milioni di Euro, contro 6 miliardi di Euro dell’anno precedente) sia in termini di volumi (-43% sul dato 2011). Nonostante l’azione riformista del Governo Monti stia riportando un clima di maggior fiducia nei confronti dell’Italia, il nostro Paese sconta evidentemente ancora un effetto di ‘rischio Paese’ che determina un atteggiamento quantomeno di prudenza da parte dei ‘large corporate’ stranieri.

 

L’unico dato incoraggiante è quello relativo all’incremento dei volumi: dalle 56 operazioni del primo trimestre 2011 alle 63 chiuse in questo primo scorcio di 2012 (mentre erano state 42 del primo trimestre 2010). Tra i settori più attivi rientrano sicuramente il Consumer Markets con 15 operazioni concluse per un controvalore totale di circa 560 milioni di euro e l’Industrial Market con 27 operazioni all’attivo per circa 440 milioni di euro. Segue il settore ‘Energy & Utilities’ con l’acquisizione delle società belghe Nuon Belgium NV e Nuon Power Generation Wallon NV (società attive nel mercato del gas e dell’elettricità in Belgio) da parte di Eni per circa 160 milioni di euro.

 

Tra le altre operazioni più rilevanti per controvalore troviamo l’acquisizione da parte dell’imprenditore pavese Giuseppe Rotelli, proprietario del gruppo ospedaliero San Donato dell’ospedale San Raffaele per 400 milioni di Euro (con il contestuale accollo di 320 milioni di euro di debiti) e l’acquisizione messa a segno da Interpump in Brasile (il 100% di Takarada, azienda leader nella produzione e commercializzazione di prese di forza ed altri componenti oleodinamici per i veicoli industriali).

 

Nei prossimi mesi una serie di closing annunciati dovrebbero tornare a dare un po’ di ossigeno al mercato: si va dalle operazioni che vedono come protagonisti il Gruppo Benetton (con l’OPA lanciata dalla controllante Edizione Holding); il definitivo passaggio di Edison (contesa tra A2A, capofila della holding Delma, e la francese EDF); l’acquisizione di IVS Group Holding da parte di Italy1 Investment per un valore di oltre Euro 200 milioni (questa è la prima operazione messa a segno in Italia da una SPAC, Special Purpose Acquisition Company) prevista per i primi di aprile.

 

Qualche attesa, inoltre, su un graduale ritorno di operazioni nel Bancario ed Assicurativo. Un comparto molto focalizzato su un impegnativo processo di restructuring e riorganizzazione, che porterà sicuramente anche ad attività di M&A, tra cui va sottolineata la cessione del terzo gruppo assicurativo italiano Fondiaria-SAI e il processo di dismissione di quote della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

 

Per Max Fiani, Partner e Responsabile KPMG Corporate Finance ‘Considerando che il nostro Paese è ancora l’ottava economia più importante del pianeta, i numeri del mercato italiano sono davvero modesti. Evidentemente senza financing è difficile fare M&A e lo scenario recessivo non aiuta. Però in giro ci sono parecchie opportunità a prezzi interessanti. Si fa fatica a chiudere le operazioni, ma sul mercato c’è parecchio movimento. Servirebbe un grande deal in grado di riportare fiducia e dare una direzione precisa al mercato. Le imprese con ambizioni di leadership e buona disponibilità di cassa dovrebbero farsi avanti rilanciando i processi di consolidamento nei settori più promettenti dell’economia nazionale come la moda, il food, la meccanica.’

 

 

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