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  • Tipo: Press release
  • Data: 27/06/2011

Lo Stato fa cassa: la nuova ondata di privatizzazioni 

Privatizzazioni: una ricerca curata dalla Fondazione Eni Enrico Mattei e da KPMG fa il punto sui processi di dismissione in atto a livello globale. Nel 2010 i Governi hanno ricavato circa 160 miliardi di euro dalla vendita di asset pubblici.

Uno degli effetti per certi versi più sorprendenti degli scenari post-crisi è la nuova ondata di privatizzazioni in corso a livello internazionale. Dopo i salvataggi pubblici nel periodo immediatamente successivo alla crisi di Lehman, è in corso una nuova ritirata dello Stato dall’economia.

 

Nel corso del 2010, infatti, a livello globale i Governi hanno incassato circa 160 miliardi di euro, tramite processi di privatizzazioni. Si tratta del secondo valore di sempre, secondo solo ai 184 miliardi di euro del 2009, che rimane l’anno dei record. Nel corso del biennio 2009 – 2010 sono stati ceduti asset pubblici per oltre 344 miliardi di euro nel mondo.

A fare la parte del leone ci sono gli Stati Uniti, seguiti da due superpotenze emergenti, come la Cina ed il Brasile. In Europa, il paese che sta privatizzando di più è la Francia, seguita dalla Polonia. L’Italia, tra i grandi paesi occidentali, con appena 2,6 miliardi di euro è tra i fanalini di coda. Sono questi alcuni dei trend che emergono dallo studio periodico “Privatization Barometer” realizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei e da KPMG, che rappresenta l’analisi più completa disponibile sui processi di privatizzazione in atto a livello internazionale.

 

In vetta alla classifica delle operazioni di privatizzazione più importanti al mondo troviamo la cessione del 15% di Petrobras, che ha fruttato al Governo Brasiliano 52,4 miliardi di euro, seguita dalla più grande IPO della storia, quella della Agricultural Bank of China per 16,5 miliardi di euro. Al terzo posto troviamo un’altra operazione di grande valore simbolico, ossia il ritorno in borsa della General Motors per un valore di 15 miliardi di euro.

Nel corso del 2010, i 27 Stati dell’EU hanno raccolto circa 33,1 miliardi di euro dai processi di privatizzazione pari soltanto al 20,6% del totale. Ma i processi di dismissione nei prossimi anni dovrebbero registrare una nuova accelerazione. Sotto la pressione della crisi dei debiti sovrani, dei deficit da ripianare e di fronte alle richieste sempre più pressanti di alleggerire il carico fiscale, i paesi dell’eurozona hanno già dichiarato di voler cedere asset per circa 35 miliardi di euro entro il 2013.

 

Un po’ a sorpresa, la Francia dei campioni nazionali e del 'colbertismo' si conferma come il paese europeo che ha privatizzato di più nel corso del 2010, con circa 10,5 miliardi di euro di cessioni, seguita dalla Polonia e dal Regno Unito. L’Italia, che rimane tutto sommato sullo sfondo di questi processi, può annoverare però la più importante IPO europea, quella relativa alla privatizzazione di Enel Green Power (2,6 miliardi di euro per circa il 30% della società). Le tre più importanti operazioni di privatizzazione in Europa appartengano tutte al settore delle utility. Oltre alla già citata Enel Green Power, vanno ricordate le cessioni del 45% della tedesca EnBW Energie da parte della francese EDF per 4,7 miliardi di euro e la privatizzazione dell’unità T&D del produttore di energia nucleare Areva.

 

Tra i paesi che hanno privatizzato di più, ci sono alcune economie emergenti che stanno vivendo una fase di forte modernizzazione. Oltre alle privatizzazioni in Cina (secondo player a livello globale, dove le privatizzazioni interessano prevalentemente il settore bancario) vale la pena sottolineare il forte processo di privatizzazione in Polonia e in Turchia. La Polonia è stata per certi versi la star dell’eurozona, con dismissioni per oltre 6,5 miliardi di euro (tra cui il 30% della compagnia di assicurazioni PZU e la privatizzazione della Borsa di Varsavia). La Turchia è il quinto paese al mondo per dismissioni nel corso del 2010, con cessioni di asset pubblici per oltre 9 miliardi di euro.

 

L’Italia ha un ruolo piuttosto marginale rispetto a questi processi anche perché il grosso delle privatizzazioni è stato realizzato tra la metà e la fine degli anni ’90. Alessandro Carpinella Partner di KPMG e tra i curatori della ricerca sottolinea però come “Il Governo italiano sta portando avanti un metodo sistematico di ricognizione degli asset controllati dal governo centrale e dalle amministrazioni locali, puntando a colmare un gap storico del bilancio statale. La disponibilità di un quadro informativo completo sugli asset effettivamente disponibili può avviare un nuovo round di privatizzazioni anche nel nostro paese.”

 


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