M&A: Investitori esteri in attesa  

Il rapporto KPMG Corporate Finance sull'andamento del settore in Italia nel 1° semestre 2012.

 

Con gli investimenti esteri ‘al palo’ sono state chiuse operazioni per appena 5 miliardi di euro: un terzo rispetto ai valori dello scorso anno (nel primo semestre 2011 si erano raggiunti i 14,7 miliardi).

Milano, 26 giugno 2012 – Il primo semestre 2012 conferma i segnali negativi che si erano già delineati nel corso degli ultimi mesi dello scorso anno ed erano poi proseguiti anche durante il primo trimestre. Con appena 5,2 miliardi di euro di controvalore (contro i 14,7 dello stesso periodo del 2011), il mercato italiano M&A mette a segno un nuovo e poco invidiabile record negativo. Rimangono sostanzialmente invariati i volumi, con 129 operazioni portate a termine rispetto alle 126 dello stesso periodo nel 2011 (+2%).

 

Per Maximilian Fiani, Partner Responsabile KPMG Corporate Finance, “nel nostro Paese storicamente l’andamento del mercato M&A è sempre stato strettamente correlato al ciclo. Considerata questa dinamica non possiamo stupirci che il mercato rispecchi in modo fedele l’attuale congiuntura ed anzi per certi versi addirittura la enfatizza. Crisi dei debiti sovrani, quadro macro-economico sostanzialmente recessivo, blocco del financing: il mix di questi elementi ha fatto letteralmente evaporare l’attività” .

 

Sono del tutto assenti le grandi operazioni trainate da investitori strategici esteri che invece avevano sostenuto l’andamento del mercato nel primo semestre dello scorso anno (in primis le OPA Bulgari e Parmalat). Basti pensare che nei primi sei mesi, non è stata finalizzata nessuna operazione sopra il miliardo di euro. Le operazioni più importanti sono quelle legate al riassetto di Edison ossia l’acquisizione di Edipower da parte di Delmi per 884 milioni di euro e il passaggio del 30% di Edison a Edf per 784 milioni.

 

Particolarmente rappresentativo è il trend nel Financial Services, vera e propria cartina di tornasole per valutare lo stato di salute dell’intero mercato. Ebbene in questo comparto, storicamente settore trainante per tutto il mercato italiano, si sono registrate solo 3 operazioni per un controvalore totale di appena 30 milioni. Sembra veramente distante ‘anni luce’ il primo semestre 2008, quando il mercato M&A era dominato dai deal realizzati nel settore finanziario e nella ‘top ten’ per controvalore ben sette operazioni superavano il miliardo di euro.

 

A livello di volumi il Consumer Market mantiene un certo dinamismo con 46 operazioni completate nel semestre. Tra queste si registrano anche operazioni potenzialmente interessanti sotto il profilo industriale come l’acquisizione del marchio Polaroid da parte di Safilo per 65 milioni di euro o quella del marchio Vitasnella, messa a segno da Ferrarelle per circa 5 milioni di euro.

 

Il settore Energy & Utilities fa registrare i maggiori controvalori con 1,9 miliardi di euro, grazie soprattutto alle operazioni EdF-Edison (pari a 784 milioni di euro cui seguirà il lancio dell’OPA da parte dell’operatore francese nei prossimi mesi) e all’acquisizione da parte di ENI delle attività in Belgio della svedese Vattenfall per complessivi 214 milioni di euro.

 

Alla luce delle elevate incertezze in Eurolandia, rispetto agli anni scorsi crescono le operazioni domestiche rispetto a quelle cross border. Per gli analisti KPMG, il rallentamento degli investimenti da parte di investitori stranieri riflette principalmente un effetto di ‘rischio Paese’ e/o di ‘rischi operativi’ legati all’area Euro. In questo scenario, le transazioni tra realtà italiane rappresentano circa il 55% del totale sia in termini di volumi (72 operazioni) che di controvalori (2,9 miliardi di euro). Tra le più significative si segnala l’OPA di Edizione su Benetton con il conseguente delisting della società per 211 milioni di euro.

 

I fondi di Private Equity hanno portato a termine alcune operazioni di rilievo. Tra queste, si possono segnalare l’acquisizione di Alpitour da parte del fondo Wise (insieme a J. Hirsch) per circa 225 milioni di euro; nel pharma l’acquisizione di Euticals da parte di Clessidra e di Kedrion da parte del Fondo Strategico Italiano per rispettivi 135 e 150 milioni di euro; l’acquisizione di Tucano Urbano (operatore nell’abbigliamento urbano da moto) da parte di Consilium per circa 12 milioni di euro.

 

Va inoltre sottolineata l’acquisizione (nei primi giorni di aprile) di IVS Group Holding, attiva nel settore delle vending machines, da parte di Italy 1 Investment che rappresenta la prima operazione messa a segno in Italia da una SPAC, (Special Purpose Acquisition Vehicle) per un investimento complessivo di circa 220 milioni di euro.

 

Nei prossimi mesi il closing formale di una serie di importanti operazioni già annunciate dovrebbe dare un po’ di ossigeno al mercato. Tra queste si possono segnalare l’acquisizione di Ducati per mano di Audi per più di 800 milioni di euro (attesa per il secondo semestre dell’anno); l’Opa di EdF su Edison; la IPO di Avio (che dovrebbe essere portata a termine entro la fine dell’anno); nel bancario la cessione di BiverBanca da parte del Gruppo MPS. Nei giorni scorsi, inoltre, si sono fatte sempre più insistenti le voci che danno il fondo di Private Equity inglese Charterhouse Capital Partners pronto a rilevare mediante OPA il 100% di Sorin, azienda italiana multinazionale leader nei dispositivi medicali per la cardiochirurgia, per un controvalore che si aggirerebbe intorno al miliardo di euro.

 

In prospettiva, da dove può ripartire il mercato M&A italiano?

 

Per Fiani ‘Il primo punto da risolvere è quello dei differenziali nel costo del capitale tra i diversi soggetti economici che operano all’interno del perimetro dell’Euro. In un’economia sempre più ‘capital intensive’ non è ammissibile che in una comunità di Stati esistano differenze nel costo del capitale che si aggirano anche intorno al 4%.”

 

Inoltre, spiega sempre il Partner di KPMG, “come dimostra anche il recente progetto di fusione tra il colosso della farmaceutica statunitense Wallgreen e la catena britannica Alliance Boots, ci possiamo aspettare movimenti provenienti dagli Stati Uniti, con un effetto trascinamento positivo per tutta la Zona Euro” .

 

“Infine - conclude Fiani - un ulteriore possibile driver per la ripresa può arrivare da player dei BRICS e/o dai paesi produttori di materie prime. Queste economie, che sono in surplus commerciale strutturale, stanno cercando asset sui cui investire e potrebbero guardare anche ad aziende italiane (marchi, tecnologie, infrastrutture)” .

 

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