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  • Data: 05/05/2010

    Congiuntura: sondaggio internazionale KPMG 

    Le aziende italiane sono tra le più positive.
    Tra le priorità: lo sviluppo di nuovi prodotti e le ristrutturazioni.

    Le piccole e medie imprese europee sono fiduciose sulle prospettive dell’economia. La maggioranza di loro, sta “carburando” i motori in attesa di una ripresa che potrebbe già concretizzarsi nell’ultimo scorcio del 2010. Lo rivela un sondaggio internazionale condotto da KPMG su un campione di 3.200 imprese operanti nella fascia media del mercato (fino a mille dipendenti) di otto paesi dell’area Euro (Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Belgio, Irlanda, Danimarca).


    I risultati a livello europeo:
    La maggioranza (44%) delle aziende europee del cosiddetto “Middle Market” ritiene che la ripresa avverrà già entro la fine del 2010, mentre il 40% prevede una svolta solo nel 2011. Nel corso di quest’anno, i quasi due terzi (62%) dei manager interpellati prevede di mantenere la forza lavoro agli stessi livelli, mentre il 22% dichiara di voler assumere nuovo personale. Solo il 16% ha intenzione di tagliare la forza lavoro.

     

    Tra le misure adottate per contrastare la crisi, la maggioranza (il 62%) degli intervistati dichiara di aver avviato azioni volte al contenimento dei costi, seguite da strategie commerciali più aggressive. Guardando al futuro, per recuperare competitività si punta soprattutto sul recupero di efficienza attraverso processi di riorganizzazione (per il 65%), sullo sviluppo di nuovi prodotti (per il 55% delle imprese) e sull’ingresso in nuovi mercati (per il 36% degli intervistati). Tra i temi più sentiti per l’anno in corso, ci sono i rischi finanziari, menzionati dal 50% del campione, la riorganizzazione dei modelli operativi (per il 36%) e l’accesso a nuova finanza.


    Focus sull’Italia:
    Per quanto riguarda l’Italia, lo studio offre un quadro in “chiaroscuro”. Il 60% delle imprese italiane comprese nel campione, prevede l’uscita dal tunnel già per la fine del 2010. Inoltre, il 71% intravede buone prospettive per i prossimi 12 mesi. In questo senso, sorprendentemente, le aziende italiane sono tra quelle più ottimiste a livello europeo. E’ particolarmente incoraggiante anche il segnale che arriva dal fronte degli investimenti. Il 65% delle aziende italiane interpellate dice di voler investire per lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi, una percentuale che è decisamente superiore rispetto alla media europea.

     

    Per Luca Ferranti, Partner KPMG e curatore dei risultati italiani dello Studio “La capacità di innovare e la qualità del prodotto, sono da sempre le caratteristiche che hanno consentito alle imprese italiane del “Middle Market” di eccellere. E’ quindi incoraggiante riscontrare quest’attenzione per la qualità del prodotto. La ricerca, in questo senso, dimostra che gli imprenditori nel nostro Paese hanno ancora voglia di rischiare”.


    Preoccupazioni comprensibili emergono invece per l’occupazione; solo il 10% delle imprese italiane prevede assunzioni nei prossimi 12 mesi, mentre ben il 19% prevede una riduzione degli attuali livelli occupazionali. In generale, è diffusa la consapevolezza che per recuperare competitività saranno necessari interventi sul modello di business ed importanti processi di ristrutturazione. Per il 47% degli intervistati, ossia per una percentuale decisamente superiore rispetto alla media europea, questa è una priorità non più rinviabile. Un altro tema che occupa un posto di primo piano è quello dell’accesso al credito.

     

    Per il 44% delle imprese italiane, quello dell’accesso a nuove fonti di finanziamento rimane un aspetto cruciale per riattivare un percorso di crescita. Il 46% delle imprese, non si aspetta cambiamenti nella disponibilità del sistema bancario a concedere nuovo credito, mentre il 20% si aspetta difficoltà maggiori ed il 34% un miglioramento. “Dopo una stagione dove la maggioranza del credito è stata funzionale a processi di ristrutturazione, le imprese mostrano di volersi riavvicinare al credito per lo sviluppo. Ma in una fase dove le banche italiane, rischiano di essere zavorrate dall’aumento delle sofferenze, non sarà banale ricreare meccanismi fluidi tra domanda ed offerta di credito”, sottolinea sempre Ferranti.


    Infine, e non è certamente una sorpresa, le imprese italiane lamentano che la loro competitività sia penalizzata da un’imposizione fiscale troppo elevata (48%) e dall’eccessiva burocrazia (45%). Preoccupa anche il “sentiment” sull’internazionalizzazione, laddove le aziende italiane sembrano più timide rispetto ai competitor di altri Paesi europei. Solo il 22% delle PMI italiane ritiene che l’internazionalizzazione sia una leva importante su cui scommettere. Una media significativamente inferiore rispetto a quella europea.

     

    “Occorre evitare il rischio di un ripiegamento, anche psicologico, all’interno dei confini nazionali. La crisi ha colpito il sistema produttivo italiano in una fase di trasformazione, proprio quando le aziende italiane stavano guadagnando quote sui mercati internazionali, ma su questo fronte non è possibile tornare indietro”, conclude Ferranti.

     

    Michele Ferretti

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