Milano, 6 gennaio 2011
Auto “su misura” per soddisfare specifiche esigenze di mobilità dei consumatori. Aspettative sempre più alte in termini di sicurezza. Vetture low-cost per i mercati emergenti come la Cina. E’ uno scenario all’insegna del cambiamento quello che emerge dallo studio “Creating a Roadmap for change” realizzato da KPMG interpellando oltre 200 top manager di tutte le principali case di costruzione automobilistica a livello globale.
La ricerca, giunta ormai alla sua dodicesima edizione, sonda il sentiment del settore provando a delineare i trend e le sfide future per l’industria dell’auto. Il design e la progettazione di nuovi modelli sarà sempre di più orientata e funzionale ai processi di pianificazione urbana. Lo sostiene il 76% dei rispondenti, sottolineando come crescita della popolazione e processi di urbanizzazione sempre più regolamentati, stanno determinando profondi cambiamenti nella domanda.
Con la diffusione di zone a traffico limitato (in metropoli come Londra ma anche a Shangai) o di intere aree verdi (come in alcune regioni della Germania) sta maturando una nuova sensibilità da parte dei consumatori. E questo sembra solo l’inizio. Addirittura in futuro, potrebbero diffondersi città a “zero emissioni” di cui il prototipo è la “concept city” Masdar, negli Emirati Arabi. Come conseguenza di questa tendenza, in futuro si avranno sempre di più News modelli pensati per utilizzi specifici (city car, vetture per i pendolari, fuori strada, leisure, etc.) con notevoli impatti per le politiche di branding delle case automobilistiche.
In questo scenario, con consumatori che difficilmente potranno permettersi la proprietà di modelli differenti per ciascuna situazione, i produttori dovranno mettere in campo vere e proprie piattaforme integrate per la mobilità. Mentre i consumatori di tutto il mondo aspettano l’auto elettrica a prezzi accessibili, per la quale esiste un massiccio programma di R&D, per circa il 10% dei rispondenti saranno le “soluzioni di mobilità urbana” le killer application del settore. Non a caso alcuni costruttori prevalentemente europei come Daimler, Peugeot, BMW stanno già investendo in modo consistente in questo ambito.
Daimler, ad esempio, ha lanciato il programma di car sharing “car2go”, mentre Nissan-Renault, sta promuovendo un programma simile basato su veicoli elettrici. Per chi acquista una nuova auto, l’efficienza energetica rimarrà la priorità numero uno (per il 91% degli intervistati). Importante anche il tema della sicurezza che è segnalato dall’82% del campione come possibile fonte di vantaggio competitivo e fattore chiave di differenziazione soprattutto nei paesi emergenti. In questo scenario, per circa l’80% degli interpellati saranno i veicoli con motori ibridi e quelli elettrici, che guadagneranno maggiori quote di mercato nei prossimi cinque anni. Sono dunque le tecnologie verdi più mature a guadagnare i maggiori consensi rispetto a forme alternative di alimentazione (quali il petrolio liquido, l’etanolo, il biodiesel, l’energia solare, etc.).
Non a caso circa il 90% dei rispondenti sottolinea come siano già in corso importanti investimenti tecnologici sui motori ibridi, elettrici e su quelli alimentati con tecnologie a celle di idrogeno. Peraltro la maggioranza degli interpellati, circa il 38%, è fermamente convinta che per consentire la diffusione su larga scala di veicoli elettrici a prezzi accessibili sia necessaria una qualche forma di sussidio governativo.
La ricerca evidenzia come per fare innovazione sia necessario stringere delle partnership. Il 68% del campione crede che il modo migliore per fare innovazione passi da alleanze strategiche o joint venture con fornitori o con partner tecnologici del settore “energy” piuttosto che da acquisizioni o investimenti “stand alone”. Nell’opinione degli intervistati, infatti, le alleanze sono il modo migliore per accedere a un know how tecnologico specialistico condividendo costi e riducendo i rischi. Con la diffusione di partnership strategiche necessarie per assicurarsi la leadership nell’innovazione tecnologica, si assisterà probabilmente ad un’evoluzione nella catena del valore. Per quasi la metà degli intervistati, infatti, OEM, nuovi entranti e fornitori di nicchia acquisiranno un peso crescente, mettendo in discussione il tradizionale predominio dei “marchi”.
La sovraccapacità produttiva rimane una delle principali preoccupazioni per l’intero settore automotive su scala globale. I 2/3 del campione ritiene che gli USA siano il mercato che soffre maggiormente di eccesso di capacità produttiva, seguito da Giappone e Germania. Ma, nelle previsioni dei manager, anche mercati emergenti dell’auto come la Cina e l’India saranno toccati da questi processi nei prossimi cinque anni.
Per quasi il 30% degli interpellati, in Cina si dovrebbe registrare un “overcapacity” di quasi il 20% rispetto alla capacità di assorbimento della domanda. Nonostante ciò la Cina rimane il mercato con le prospettive migliori. Il 42% dei rispondenti si aspetta che la vendita di auto in Cina superi le 18 milioni di unità entro il 2015 (rispetto ai 14,7 milioni di modelli venduti nel 2010). L’80% degli intervistati ritiene che i marchi cinesi siano quelli che faranno registrare la crescita maggiore in termini di nuove quote di mercato a livello globale, ma i manager sono positivi anche per le prospettive di Volkswagen, Hyunday/Kia e per i marchi indiani.
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